come umidificare una stanza in estate

Con la bella stagione, per tradizione si tengono le finestre aperte e si fa entrare l’aria con i suoi profumi, ma purtroppo la situazione negli ultimi anni è cambiata e non di poco ed è quasi impossibile riuscire a mantenere il ricircolo durante le ore più calde del giorno, quando l’asfalto ribolle e spesso porta con sé un odore terribile e vampate di caldo difficili da controllare.

C’è poi da fare i conti anche con le progressive ondate di aria africana, che fanno schizzare il termometro oltre i valori della decenza, rendendo impossibile tenere tutto aperto come una volta e si ricorre quindi ai condizionatori, che però tendono a seccare l’aria rendendola fastidiosa, soprattutto per la gola e per le mucose.

Questo vale in particolare per chi tutto il giorno rimane in casa per studio o per lavoro, oppure semplicemente perché non può muoversi a causa di problemi di salute e per tutte le persone che lavorano in ufficio. Si deve quindi ricorrere a rimedi più o meno efficaci per rendere se non altro l’aria leggermente umida.

Come si umidifica l’aria in casa?

Ci sono tanti sistemi, più o meno casalinghi che si possono applicare, ma in generale con un po’ di attenzione e di fantasia il clima può tornare vivibile, perché l’aria si secca in estate in particolare, portando con sé molti problemi fisiologici.

I fattori da tenere di considerazione sono parecchi. Innanzitutto, rispetto all’aria delle altre stagioni, la componente di umidità è bassissima se non del tutto assente, visto che ormai piove di rado, soprattutto nelle regioni costiere e questo si ripercuote negativamente.

Inoltre c’è da fare i conti con il completo isolamento degli edifici per la coibentazione, che grazie, o in questo caso per colpa dei cappotti in poliuretano e polistirolo, sono altamente isolati rispetto all’esterno e non scambiano umidità, oppure calore.

La soluzione è sempre quella di predisporre delle sorgenti apposite di umidità. Le pompe di ricircolo dei condizionatori, infatti, hanno la pessima tendenza di risucchiare l’aria che si trova all’interno della stanza per processarla e la filtrano attraverso trappole per umidità che la fanno sgocciolare in un tubo che la porta all’esterno per evitare i ristagni e la formazione di muffa.

A volte si trovano soluzioni un po’ troppo fantasiose per funzionare e che hanno una bassa efficacia, come quella di appendere i panni ad asciugare dentro casa. Se questo può servire in alcune situazioni di emergenza, non si può di certo applicare in un contesto come l’ufficio o uno studio professionale e soprattutto non è una soluzione controllabile.

Un po’ di umidità circolerà, ma il risultato sarà comunque piuttosto scarso e spesso non ne vale la pena. Molto meglio prendere un umidificatore, cioè un dispositivo in grado di distribuire l’umidità nell’aria utilizzando differenti sistemi.

Come funzionano gli umidificatori

La maggior parte degli umidificatori sono molto semplici e in una certa prospettiva basati su meccanismi rozzi. Ovviamente ci sono anche soluzioni high tech con un’ottima resa. Si tratta semplicemente di un evaporatore che fa scaldare una piastra calda su cui gocciola l’acqua che evapora.

Banalmente il problema principale di questo tipo di soluzione è il fatto che si introduce nell’ambiente vapore caldo, che non è esattamente la soluzione migliore se c’è da combattere temperature eccessivamente generose.

L’alternativa in questo caso è quella di utilizzare un evaporatore a ultrasuoni, una tecnologia più moderna e decisamente efficace, con ottime proprietà di controllabilità del risultato. In pratica c’è un oscillatore in alta frequenza, di solito una placca ceramica, che mette in agitazione, senza riscaldarla, una massa di acqua.

Le molecole rimbalzeranno le une sulle altre, fino ad avere un’energia cinetica tale da consentire loro di staccarsi e superare la viscosità del liquido, trasformandosi in un vapore piacevole e a bassa temperatura.

È un meccanismo tutto sommato simile a quello che si ha nel caso di forni a microonde, senza però l’aumento della temperatura. Gli umidificatori a ultrasuoni sono particolarmente apprezzati per la loro silenziosità e soprattutto per il fatto che implementano un hardware in grado di controllare le prestazioni e la quantità di vapore immesso nell’ambiente.

I deumidificatori appena citati sono buoni per soluzioni destinate a stanze piccole come un salotto o la camera. mentre per un ambiente più grande, come potrebbe essere un ufficio con più persone all’interno di uno spazio operativo, di solito si tende a sostituirli con altre tipologie di umidificatori più potenti e con prestazioni adatte.

In questo caso, a fianco della generazione del vapore, o meglio delle goccioline sospese in aria, ottenuta con l’oscillazione ad alta frequenza di una superficie ceramica o metallica e che vengono trasportate dai movimenti e dalle correnti, si affianca un semplice ma potente ventilatore. Questo causa un po’ più di circolo di aria.

Gli umidificatori per ambienti sono disponibili a caldo e a freddo, con sensori e con la possibilità di aggiungere anche fragranze profumate, senza bisogno di usare spray, perché la nebulizzazione è pulita e senza grandi controindicazioni, a patto di tenere l’oggetto lontano dalle sorgenti come i termosifoni e dagli arredi sensibili.

Ci sono poi soluzioni più smart e integrate, che prevedono l’utilizzo di condizionatori d’aria in grado anche di umidificare l’ambiente con un più basso consumo, ma soprattutto con la possibilità di integrare in un singolo oggetto i controlli, cioè quello relativo alla temperatura, che in estate può risultare davvero importante, perché bastano pochi gradi percepiti per provare disagio e l’umidità relativa.

Che cos’è l’umidità relativa?

Questo è il fattore chiave da tenere in considerazione per capire perché umidificare. In pratica gli effetti dell’aria secca sono sostanzialmente divisibili in due grandi categorie. La prima è quella che riguarda le mucose.

Se l’aria è troppo asciutta queste risulteranno secche e in difficoltà. Potrebbero arrossarsi, dare problemi di mobilità, soprattutto a carico degli occhi e diventare dolenti. È abbastanza frequente, infatti, il mal di gola correlato alla scarsa umidità dell’aria.

In presenza di un condizionatore, l’umidità relativa è un indicatore della quantità di vapore contenuto nella miscela tra aria e particelle di acqua sospesa. Senza andare troppo sul tecnico, è un fattore con cui solo gli installatori devono rapportarsi utilizzando un igrometro, mentre in casa si usano le App che fanno tutto da sole.

In base a temperatura e pressione dell’aria si stabilisce il massimo possibile della saturazione da parte delle particelle di umidità. Il 100% indica che superata quella quantità di vapore presente appare la condensa.

Questo, infatti, è un fattore che si manifesta principalmente a carico delle finestre in inverno, che sono più fredde rispetto al resto dell’ambiente e sulle quali si forma la nebbiolina.

L’umidità relativa deve essere stimata in un ambiente e tenuta sotto controllo, perché se è particolarmente alta, la temperatura che percepiamo varia significativamente rispetto a quella misurata dal termometro.

In parole povere se l’aria è troppo umida il caldo diventa insopportabile e il freddo pungente, anche se in realtà le condizioni termiche sarebbero quelle ottimali. A prescindere dalla soluzione per cui si opta, quindi è necessario che temperatura e umidità rispettino le curve di saturazione.

Umidifica sempre la stanza con un criterio

Per questo qualsiasi soluzione approssimativa, come mettere un pentolino a bollire oppure utilizzare i panni appesi per far circolare un po’ di umidità nell’aria non sono idee valide. Il rischio infatti è quello di trasformare una stanza in cui il condizionatore funziona perfettamente in un ambiente gelido e insopportabile per la troppa saturazione, oppure di non risolvere il problema.

Ci si può, infatti trovare con un livello di umidità che costringe ad una temperatura inappropriata per tutto il giorno, senza poterla percepire abbastanza bene da rendersi conto del problema e che alla fine causa problemi respiratori e di irritazione più gravi di quelli che dovrebbe risolvere.

È sempre bene, infatti, in caso di ambiente sospettosamente sgradevole, far effettuare un controllo al tecnico per stimare le caratteristiche igrometriche, oppure utilizzare un semplice igrometro a parete, meglio se digitale e collegato con le App per la domotica, per verificare se le condizioni sono quelle ottimali.

Bisogna anche fare i conti poi con il problema molto fastidioso del ristagno di umidità. Se, infatti, si utilizza un sistema casereccio il rischio principale è quello di introdurre troppa umidità senza controllo, che viene assorbita da elementi come carta da parati, tendaggi intonaco vernice e persino dal legno dei mobili e per tanti motivi non viene rilasciata subito favorendo la muffa.

Quando si decide di risolvere il problema con il clima in una stanza o in un appartamento aggiungendo condizionatori, umidificatori e cappotti è quindi fondamentale fare sempre i conti con la necessità di un ricircolo ottimale del calore e dell’umidità, consultandosi con un professionista in grado di offrire una soluzione adatta ai tuoi bisogni, senza rischiare di sovraccaricare gli impianti.

Se la stanza non dovesse avere il grado di umidità ottimale, per un fattore psicologico ti troverai spesso a toccare il termostato del condizionatore, spingendolo a lavorare a un regime diverso da quello ottimale.

Questo si traduce di solito semplicemente in consumi eccessivi, una più ridotta autonomia del serbatoio di gas che diventerà inutilizzabile prima del preventivato, con tutti i costi annessi.

Soprattutto questo potrebbe portare a una viziatura della tua percezione che porterà a lungo andare problemi, quando uscendo da un ambiente in cui la temperatura è veramente bassa ti troverai a subire uno shock legato al fatto che in strada il calore è molto alto.

Ricordarti come tra un ambiente interno e quello esterno bisogna sempre rispettare la regola di un massimo di 6-7°C di gradino e che comunque non bisogna mai scendere al di sotto dei 19°C, per evitare che l’aria condizionata generi problemi come difficoltà respiratorie, circolatorie, gastrite, nervosismo, congiuntiviti e tanti altri che si possono evitare semplicemente regolando in maniera intelligente l’umidità.